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C’è qualcosa che non mi convince…”, “Quella persona istintivamente non mi piace…”, “Non so perché, ma non mi sta simpatico…”, “Ho una strana sensazione…

Chi non avuto esperienze come questa? La sensazione “a pelle” di non stare bene o di non provare un feeling positivo con qualcuno, nonostante le apparenze non lasciassero trasparire nulla di negativo?

Ebbene, quella “strana” sensazione non deriva da una valutazione cosciente o razionale, quanto da una valutazione operata direttamente dal nostro Sistema Nervoso. Si chiama “Neurocezione”, termine utilizzato da S. Porges per indicare appunto la funzione di rilevamento inconscio operato direttamente dal nostro sistema neurologico, al fine di stabilire se l’ambiente o l’interlocutore con cui stiamo interagendo è sicuro oppure no.

La Neurocezione, cioè, è funzionale al senso di sicurezza.

In quanto mammiferi, siamo progettati per muoverci al meglio all’interno di un ambiente sicuro; la nostra stessa fisiologia si regola in maniera ottimale sulla base di quanto al sicuro ci sentiamo: questo significa che il senso di sicurezza è un presupposto fondamentale per vivere bene ed interagire efficacemente con gli altri. La Neurocezione, quindi, è la funzione preposta al rilevamento di quanto un ambiente sia sicuro, oppure pericoloso o addirittura minaccioso per la sopravvivenza. Non è, quindi, un processo cosciente, ma arriva alla coscienza attraverso una “sensazione”: quella sensazione, per l’appunto, di sicurezza o meno.

Quando la Neurocezione rileva elementi di pericolo o minaccia, allora i sistemi difensivi prendono il sopravvento, e ci ritroviamo “in allarme” o in difensiva”, con tutte le varie modalità connesse a questi stati: attivazione del sistema lotta/fuga o inibizione dell’azione e congelamento. Quando entriamo in difensiva, poi, il Sistema del coinvolgimento sociale si inibisce, e perdiamo il senso di connessione con gli altri, con tutte le conseguenze sul piano della comunicazione e della relazione con gli altri. Quando entriamo in difensiva, inevitabilmente si interrompe la Comunicazione affettiva.

Ecco perché quando abbiamo quella strana sensazione, istintivamente abbiamo meno fiducia e diventiamo guardinghi o sospettosi; ed ecco perché quando qualcuno ha quella strana sensazione con noi, anche se non lo esplicita, smette di ascoltare e resta in difensiva.

Nella relazione con gli altri, quindi, soprattutto con chi ci sta a cuore, sarebbe opportuno diventare coscienti della Neurocezione, ovvero di quei segnali attraverso le sensazioni fisiche che ci informano di un pericolo, o di un presunto tale.

Dal momento che il Sistema Nervoso è progettato per apprendere dall’esperienza, infatti, il problema è che spesso la Neurocezione risponde “preventivamente” sulla base delle esperienze del passato, in generale o nello specifico con una persona. Succede, quindi, che a seguito di esperienze negative, la soglia del senso di sicurezza può ridursi notevolmente e con essa la fiducia e la disponibilità ad entrare in connessione: evenienza, entro certi limiti, molto comune, ma che si manifesta drammaticamente in certe sindromi cliniche, come l’autismo o il disturbo borderline di personalità, condizioni con le quali, appunto, è veramente molto difficile entrare in relazione per questo motivo.

La consapevolezza e l’attenzione ai segnali della Neurocezione sono, quindi, di fondamentale importanza ai fini di gestire positivamente la relazione con gli altri, dal momento che il senso di sicurezza è la chiave per fiducia ed apertura reciproca. Questo comporta indubbiamente delle considerazioni importanti non solo nella nostra realtà personale, ma anche in molti ambienti istituzionali, come ad esempio la scuola o i luoghi di cura: il senso di sicurezza, infatti, è il presupposto anche per l’apprendimento e la guarigione.

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